L 'artista per essere disponibile, deve amare, cioè deve vivere in modo di aderire all'ordine essenziale nel quale egli, tutti gli uomini e tutte le cose sono radicalmente soggetti e dipendenti. Invece di immergersi, di offrirsi a fin che la natura tramite lui riveli i suoi segreti profondi, l'artista oggi troppo spesso tende ad imporsi sulla natura; la ricreerebbe secondo la propria immagine. E l'immagine dell'opera di questo artista è egocentrica, contingente, non libera. Bruno Marcelloni, in queste sue prime opere, già parte mi sembra dalla posizione giusta, posizione di ascolto, di trasparenza che permette che l'immagine nasca secondo la scadenza del mistero della creazione e non secondo la scadenza delle proprie pretese. Posizione, allora, di amore.
W. CONGDON

L'Arte come strumento di conoscenza

L'opera dell'artista presentata da VITTORIO SGARBI


Sorprende l'inusuale varietà della produzione artistica di Bruno Marcelloni, seguendola lungo un arco di tempo che ha ormai superato la soglia dei quarant'anni. Sorprende specialmente se confrontata con l'opportunistica staticità di molti colleghi di Marcelloni (probabilmente la maggioranza), l'intento dei quali sembra essere quello di individuare una cifra artistica di riconoscimento che il mercato riesca ad esibire ed esitare come un marchio di fabbrica.
Di Marcelloni non si può dire altrettanto: Marcelloni vede in tanti modi l'arte, tanti modi per darle forma. Potrebbe essere il segno di una concezione dell'arte che privilegia soprattutto la ricerca nel perenne mito dell'Avanguardia, piu volte contraddetto, dai suoi stessi esponenti storici quando trovarono rassicurante la cifra di riconoscimento. Pur non negando che possa essere cosi, ho l'impressione che la duttilità e la disponibilità al cambiamento dimostrata da Marcelloni durante la sua carriera dipendano da una larghezza di orizzonti culturali che esula dai limiti della sola sfera artistica. Credo, cioè, che Marcelloni non sia fra quegli artisti che concepiscono l'arte in maniera esclusiva e un po' paranoica. Da uomo che ha dedicato una parte fondamentale della sua formazione allo studio delle dinamiche psicologiche, Marcelloni, sa bene che concezioni di questo genere hanno legittimato il narcisismo dell'artista al di sopra del comune sentire. L'idea dell'arte di Marcelloni è diversa, più sincera, concreta, aperta al mondo. E' un'arte predisposta a fare del divenire la condizione necessaria per tenere quanto piu stretto possibile il rapporto fra l'esperienza formale e quella della vita che ci permette di stabilire il campo delle nostre conoscenze.
L'Arte è ricerca per signum et imaginem, uno strumento che da una parte serve a farci capire quello che siamo, nel nostro intimo piu segreto, dall'altra ci fa confrontare con ciò che è fuori di noi, con il mondo delle cose, con altre individualità come la nostra.
L'arte come strumento di conoscenza, ci fa capire Marcelloni, ha bisogno di variare perchè irrimediabilmente variabile e sfuggente è ciò che si propone di conoscere: è questa, in fondo, la massima liberta di cui può disporre l'artista. Questa convinzione è gia nelle opere degli anni Sessanta, inizialmente ispirate alla lezione di William Congdon, anche se, rispetto alla natura, Marcelloni è decisamente più istintivo dell'artista americano, nè si avvertono in lui tensioni spiritualistiche che carichino di troppo pathos l'emozione ancora vergine della percezione sensoriale. Prima della fine degli anni Sessanta, Marcelloni si libera dell'obbligo di rappresentare ciò che vede e comincia a esplorare il rapporto tra l'accordo di composizioni impostate sulla regolarità (sequenze, combinazioni di figure geometriche, ecc.) e materie lontane per le piu tradizionali tecniche artistiche, lavorando su legno innanzitutto, con esiti di assoluta originalità.
Marcelloni sembra approdato a un porto sicuro che gli consentirebbe una vita artistica di rendita, e invece prende gusto a smentirsi continuamente, tornando per esempio all'olio su tela e alla figurazione, o sperimentando la scrittura come motivo di giochi linguistici che si connettono a quelli artistici, e utilizzando la fotografia in senso concettuale e antirealistico, per poi tornare alia prediletta ricerca fra regolarità della forma e irregolarità della materia, sempre più ricca, sempre più varia nelle soluzioni compositive e nelle cromie cangianti, sempre piu carica di valori non relativi. Mai una contraddizione, nell'universo artistico di Marcelloni, mai un cedimento, mai un momento di banalità. Tanta libertà, di mente e di spirito prima ancora che di ricerca artistica.
VITTORIO SGARBI


marcelloni sgarbi
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