L 'artista per essere disponibile, deve amare, cioè deve vivere in
modo di aderire all'ordine essenziale nel quale egli, tutti gli
uomini e tutte le cose sono radicalmente soggetti e dipendenti.
Invece di immergersi, di offrirsi a fin che la natura tramite lui
riveli i suoi segreti profondi, l'artista oggi troppo spesso tende
ad imporsi sulla natura; la ricreerebbe secondo la propria
immagine. E l'immagine dell'opera di questo artista è egocentrica,
contingente, non libera. Bruno Marcelloni, in queste sue
prime opere, già parte mi sembra dalla posizione giusta, posizione
di ascolto, di trasparenza che permette che l'immagine
nasca secondo la scadenza del mistero della creazione e non
secondo la scadenza delle proprie pretese. Posizione, allora, di
amore.
W. CONGDON
L'Arte come strumento di conoscenza
Sorprende l'inusuale varietà della produzione artistica di Bruno Marcelloni, seguendola lungo
un arco di tempo che ha ormai superato la soglia
dei quarant'anni. Sorprende specialmente se confrontata con l'opportunistica staticità di molti colleghi di Marcelloni (probabilmente la maggioranza),
l'intento dei quali sembra essere quello di individuare una cifra artistica di riconoscimento che il
mercato riesca ad esibire ed esitare come un marchio di fabbrica.
Di Marcelloni non si può dire altrettanto:
Marcelloni vede in tanti modi l'arte, tanti modi per
darle forma. Potrebbe essere il segno di una concezione dell'arte che privilegia soprattutto la ricerca
nel perenne mito dell'Avanguardia, piu volte contraddetto, dai suoi stessi esponenti storici quando
trovarono rassicurante la cifra di riconoscimento.
Pur non negando che possa essere cosi, ho l'impressione che la duttilità e la disponibilità al cambiamento dimostrata da Marcelloni durante la sua
carriera dipendano da una larghezza di orizzonti
culturali che esula dai limiti della sola sfera artistica. Credo, cioè, che Marcelloni non sia fra quegli
artisti che concepiscono l'arte in maniera esclusiva
e un po' paranoica. Da uomo che ha dedicato una
parte fondamentale della sua formazione allo studio delle dinamiche psicologiche, Marcelloni, sa
bene che concezioni di questo genere hanno legittimato il narcisismo dell'artista al di sopra del comune sentire. L'idea dell'arte di Marcelloni è diversa,
più sincera, concreta, aperta al mondo. E' un'arte
predisposta a fare del divenire la condizione
necessaria per tenere quanto piu stretto possibile il
rapporto fra l'esperienza formale e quella della
vita che ci permette di stabilire il campo delle
nostre conoscenze.
L'Arte è ricerca per
signum et imaginem,
uno strumento che da una parte serve a farci capire quello che siamo, nel nostro intimo piu segreto,
dall'altra ci fa confrontare con ciò che è fuori di
noi, con il mondo delle cose, con altre individualità
come la nostra.
L'arte come strumento di conoscenza, ci fa
capire Marcelloni, ha bisogno di variare perchè
irrimediabilmente variabile e sfuggente è ciò che si
propone di conoscere: è questa, in fondo, la massima liberta di cui può disporre l'artista. Questa convinzione è gia nelle opere degli anni Sessanta, inizialmente ispirate alla lezione di William Congdon,
anche se, rispetto alla natura, Marcelloni è decisamente più istintivo dell'artista americano, nè si
avvertono in lui tensioni spiritualistiche che carichino di troppo pathos l'emozione ancora vergine
della percezione sensoriale. Prima della fine degli
anni Sessanta, Marcelloni si libera dell'obbligo di
rappresentare ciò che vede e comincia a esplorare
il rapporto tra l'accordo di composizioni impostate
sulla regolarità (sequenze, combinazioni di figure
geometriche, ecc.) e materie lontane per le piu
tradizionali tecniche artistiche, lavorando su legno
innanzitutto, con esiti di assoluta originalità.
Marcelloni sembra approdato a un porto
sicuro che gli consentirebbe una vita artistica di
rendita, e invece prende gusto a smentirsi
continuamente, tornando per esempio all'olio su
tela e alla figurazione, o sperimentando la
scrittura come motivo di giochi linguistici che si
connettono a quelli artistici, e utilizzando la
fotografia in senso concettuale e antirealistico,
per poi tornare alia prediletta ricerca fra regolarità
della forma e irregolarità della materia, sempre
più ricca, sempre più varia nelle soluzioni
compositive e nelle cromie cangianti, sempre piu
carica di valori non relativi. Mai una contraddizione, nell'universo artistico di Marcelloni, mai un
cedimento, mai un momento di banalità.
Tanta libertà, di mente e di spirito prima ancora
che di ricerca artistica.